C’era una volta il Suburbio, ovvero una
fascia intermedia di vigne e di orti che si estendeva per un raggio
di quattro, cinque chilometri tra le mura e l’agro romano vero
e proprio. Dopo si stendeva l’immenso deserto dell’agro,
sterminato pascolo senza un albero. Serviva ad assicurare un immediato
rifornimento di ortaggi ai mercati rionali del centro. Ormai quasi completamente
assorbito dall’espansione a macchia d’olio della città,
la stessa idea di Suburbio si è persa. Eppure c’è
ancora uno spicchio di verde tra Bravetta e il Casaletto, chiamata Valle
dei Casali, dove resiste una porzione dell’antico Suburbio. Là
ancora orti, casaletti e produzione di ortaggi per il mercato di San
Giovanni di Dio. In questa zona era famoso il vino di Monteverde, un
vinello leggero, quasi a fare il paio con l’insipida Acqua Paola.
Resta villa Pamphili, la grande villa suburbana, insieme alla storica
osteria di “Scarpone” a porta San Pancrazio…
Spesso il Suburbio è stato travolto dall’incontrollata
urbanizzazione. La “Parrocchietta”, piccola chiesa campestre
all’angolo di via del Casaletto, è stata brutalmente snaturata
dall’allargamento della Portuense, come la Madonna del Riposo,
all’angolo tra Aurelia e Boccea, soffocata dalle palazzine del
quartiere Aurelio.
Né la situazione migliora dall’altra parte del fiume, malgrado
la presenza delle due grandi ville suburbane, la Borghese e l’Ada.
Qui la fascia d’orti del Suburbio arrivava fino a ponte Milvio
e all’Aniene, a ponte Nomentano e a ponte Mammolo. Tra i luoghi
caratteristici, Sant’Andrea sulla Flaminia è assediato
dai binari del tram, la fontana dell’Acqua Acetosa resta spaesata
accanto ad una stazioncina ferroviaria, la “sedia del diavolo”
è in mezzo ai palazzoni a nove piani del “quartiere africano”,
santa Costanza accanto a un parcheggio a cielo aperto...
Ancora peggiore se possibile, la sorte del Suburbio a est delle mura,
quei prati dove i romani si riversavano per la festa notturna di San
Giovanni a caccia di lumache…Che ne è del ponte della Ranocchia,
dell’osteria di “Faccia Fresca”, di quella dei “Cessati
Spiriti”? Tutto sepolto dall’asfalto. Si è salvata
solo la zona dell’Appia Antica, grazie al parco. Qui il casale
della Caffarella continua a produrre caciotte e il Quo Vadis sembra
ancora una chiesetta di campagna. Via delle Sette Chiese collega San
Sebastiano a San Paolo attraverso la parte sud del Suburbio. E’
rimasta un’ultima chiesetta campestre, Sant’Isidoro ed Eurosia,
la chiamano la “Chiesoletta della Garbatella”.