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I SUBURBI

QUEL CHE RESTA DEL SUBURBIO
di Luigi Cherubini


C’era una volta il Suburbio, ovvero una fascia intermedia di vigne e di orti che si estendeva per un raggio di quattro, cinque chilometri tra le mura e l’agro romano vero e proprio. Dopo si stendeva l’immenso deserto dell’agro, sterminato pascolo senza un albero. Serviva ad assicurare un immediato rifornimento di ortaggi ai mercati rionali del centro. Ormai quasi completamente assorbito dall’espansione a macchia d’olio della città, la stessa idea di Suburbio si è persa. Eppure c’è ancora uno spicchio di verde tra Bravetta e il Casaletto, chiamata Valle dei Casali, dove resiste una porzione dell’antico Suburbio. Là ancora orti, casaletti e produzione di ortaggi per il mercato di San Giovanni di Dio. In questa zona era famoso il vino di Monteverde, un vinello leggero, quasi a fare il paio con l’insipida Acqua Paola. Resta villa Pamphili, la grande villa suburbana, insieme alla storica osteria di “Scarpone” a porta San Pancrazio…


Spesso il Suburbio è stato travolto dall’incontrollata urbanizzazione. La “Parrocchietta”, piccola chiesa campestre all’angolo di via del Casaletto, è stata brutalmente snaturata dall’allargamento della Portuense, come la Madonna del Riposo, all’angolo tra Aurelia e Boccea, soffocata dalle palazzine del quartiere Aurelio.
Né la situazione migliora dall’altra parte del fiume, malgrado la presenza delle due grandi ville suburbane, la Borghese e l’Ada. Qui la fascia d’orti del Suburbio arrivava fino a ponte Milvio e all’Aniene, a ponte Nomentano e a ponte Mammolo. Tra i luoghi caratteristici, Sant’Andrea sulla Flaminia è assediato dai binari del tram, la fontana dell’Acqua Acetosa resta spaesata accanto ad una stazioncina ferroviaria, la “sedia del diavolo” è in mezzo ai palazzoni a nove piani del “quartiere africano”, santa Costanza accanto a un parcheggio a cielo aperto...
Ancora peggiore se possibile, la sorte del Suburbio a est delle mura, quei prati dove i romani si riversavano
per la festa notturna di San Giovanni a caccia di lumache…Che ne è del ponte della Ranocchia, dell’osteria di “Faccia Fresca”, di quella dei “Cessati Spiriti”? Tutto sepolto dall’asfalto. Si è salvata solo la zona dell’Appia Antica, grazie al parco. Qui il casale della Caffarella continua a produrre caciotte e il Quo Vadis sembra ancora una chiesetta di campagna. Via delle Sette Chiese collega San Sebastiano a San Paolo attraverso la parte sud del Suburbio. E’ rimasta un’ultima chiesetta campestre, Sant’Isidoro ed Eurosia, la chiamano la “Chiesoletta della Garbatella”.

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