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Il poliziotto di quartiere non è una novità
dei giorni nostri.
Nei quartieri dell'antica Roma, di Pompei e delle altre grandi città
si aggiravano già prima dell'epoca imperiale degli schiavi affrancati
preposti al vicus, un assieme di edifici urbani distribuiti ai due lati
delle strade, distinto con un suo nome specifico ed abitato da una comunità
di residenti, detta vicinitas.
In questo quartiere di abitanti vicini, mentre le associazioni di commercianti
e artigiani vantavano come loro patrono un dio proprio della categoria
di appartenenza, tutti coloro che non esercitavano alcun mestiere definito,
schiavi e liberti, non avevano a proteggerli altra divinità che
quella dei Lari Compitali, venerata in un piccolo altare posto all'incrocio
principale (compitum), assai simile anche nella struttura ai tanti altarini
sacri che anche oggi si vedono in certi angoli della città.
Ed ecco nascere la più modesta categoria di magistrati romani,
tutti di estrazione servile, con il ruolo essenzialmente religioso di
compiere i riti e i sacrifici per queste comuni divinità del quartiere
ed organizzare le feste in loro onore.
Ma le comunità del vicus tendono col tempo ad assumere sempre più
connotati politici, tanto che quando Cicerone si candida alla carica di
console, il fratello Quinto gli raccomanda di non dimenticare nella campagna
elettorale le vicinitates (De petizione consulatu, 8, 30). Il crescente
ruolo politico dei Vicomagistri e delle comunità da essi presiedute,
la costituzione di bande armate locali ed i frequenti disordini che ne
seguono inducono il senato a sopprimere ogni associazione di quartiere
e quanti vi sono preposti. Ricostituite dal tribuno della plebe P. Clodio,
vengono nuovamente sciolte da Cesare. Sarà Augusto a restaurare
la carica dei Vicomagistri, ma questa volta la magistratura presenterà
caratteri del tutto differenti da quelli dell'età repubblicana.

Ognuno dei Vicomagistri avrà competenza esclusiva
nel suo quartiere, l'unità amministrativa dotata di una sua individualità
e di un suo centro localizzato proprio all'incrocio principale, dov'è
l'altare dei Lari.
I Vicomagistri, pure appartenendo alla minore delle magistrature romane,
devono aggirarsi nel quartiere vestiti della toga bordata di porpora,
propria di tutti i magistrati (Livio, XXXIV, 7, 2) e nei giorni festivi
possono farsi precedere da due littori che recano i fasci, l'insegna della
loro carica (Dione Cassio, LV, 8). Devono svolgere sempre il ruolo religioso
della celebrazione dei Lari, ma Augusto vuole che essi onorino anche il
Genio imperiale. Pitture pompeiane e rilievi scolpiti sugli altari ce
li rappresentano in questo ruolo, ma è certo che la riforma augustea
del loro magistero li rende veri e propri amministratori municipali in
subordine. Prestano la loro opera nelle importanti operazioni fiscali
di censimento, che d'ora in avanti saranno svolte proprio per quartiere
(Svetonio, Ottaviano, 40), ma devono anche vigilare e combattere gli incendi
coadiuvati da schiavi alle loro dipendenze (ministri) e vengono senza
dubbio incaricati di svolgere compiti di polizia (Saglio, Daremberg, Dictionnaire
dès antiquités voce Vicomagistri, p. 826). Per tutti queste
funzioni verranno posti sotto la diretta autorità dei magistrati
che presiedono le quattordici regioni dell'Urbe e dal secondo secolo obbediranno
a due magistrati speciali: un curator e un denuntiator (Dione Cassio,
LV, 8; Svetonio, Ottaviano, 34), forse assimilabili rispettivamente al
nostro sindaco municipale e questore.
Ad ogni quartiere sono assegnati quattro Vicomagistri. Così ai
tempi di Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) i 265 vici di Roma (Plinio, N.H.,
III, 66) sono controllati da 1060 poliziotti di quartiere. Questa modesta
istituzione attraverserà tutto il periodo imperiale e la troviamo
ancora in piena attività agli inizi del quarto secolo, sotto Costantino,
anche se in epoca tarda il numero complessivo dei Vicomagistri per l'intera
città è sceso a sole 673 unità.
Un numero pur sempre rispettabile se si confronta con l'entità
dei poliziotti di quartiere chiamati nel 21°secolo a sorvegliare una
Roma assai più popolata.
Domenico Augenti
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