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Storia >>TRE PROCESSIONI SUL QUIRINALE<< di Domenico Augenti 
 

 

  • Quel rettifilo che sulla dorsale del Colle corre da Porta Pia a Piazza del Quirinale e oggi unisce Via XX Settembre con Via del Quirinale, nell'antichità era un lungo sentiero ricco di templi e periodicamente attraversato da cortei rituali.
    Dall'eta dei re fino all'epoca imperiale su quella strada muoveva una processione, detta degli Argivi, a celebrare un culto antichissimo che si svolgeva in due tempi. Alla meta di marzo di ogni anno la strada era gremita di gente per il passaggio di un corteo, proveniente dall'Esquilino e diretto al Palatino.In testa alla processione i sacerdoti e le sacerdotesse Vestali in candida veste, poi il popolo. Il corteo sostava brevemente per appendere presso i ventisette altarini disseminati lungo il percorso altrettanti fantocci di giunco. I Romani vedevano poi apparire lo stesso corteo alla meta di maggio che ripeteva il percorso. I fantocci venivano ripresi dagli altarini e portati fino al Tevere, dove le Vestali li gettavano nelle acque del fiume. Uno di questi altari e ancora visibile ed e stato localizzato dagli archeologi su via del Quirinale, presso la chiesa di S. Andrea sotto il civico n.30. Gli studiosi non sanno spiegare il significato del culto. Probabilmente in tempi arcaici al posto dei fantocci c'erano esseri umani, sacrificati forse a Saturno. Varrone, che con Ovidio ci parla di questo corteo, confessa che in eta imperiale gli stessi Romani, pur ripetendolo, avevano ormai smarrito ogni memoria dell'originario significato del rituale.


  • Diverse le finalità della processione che percorreva la cresta del Quirinale in senso inverso. Si arrampicava sul Colle dall'attuale via XXIV Maggio, proveniente dalla Casa delle Vestali nel Foro Romano e si dirigeva verso l'antica Porta Collina, individuata sotto il Ministero del Tesoro, tra Via Goito e Via XX Settembre. Il corteo procedeva nel massimo silenzio. Si udiva appena il triste mormorio delle preghiere dei sacerdoti (mesto murmure, dice Plutarco). Era un corteo funebre, che accompagnava una lettiga ben chiusa, in cui la persona da seppellire era ancora viva. All'interno una sacerdotessa vestale, giudicata infedele alla promessa di castita alla quale era votata. Una Vestale è sacra: l'unico modo di punirla e seppellirla viva, non come tutti fuori delle mura, ma all'interno dell'Urbe, in una localita chiamata Campo Scellerato. Giunta sul luogo, la processione sosta. Il sacerdote supremo fa alcune preci segrete ed alza le mani al cielo. Poi fa uscire la donna, la copre e l'avvia alla scala. Mentre questa scende tutti volgono indietro il capo. Nella piccola stanza sotterranea trovera un letto, una lucerna accesa, pane, acqua, un vaso di latte ed uno di olio. Dopo la sua discesa, viene ritirata la scala, ricoperto il luogo con una grossa lapide e molta terra.Se fosse possibile uno scavo si troverebbero forse ancora i resti di Pinaria, Oppia, Minutia, Sextilia e Cornelia e delle altre numerose donne qui sepolte, come ci dicono gli antichi autori. Forse di un tragico "errore giudiziario" e rimasta vittima la Vestale Maxima Cornelia che, dice Plinio il Giovane, urlava la sua innocenza e il suo disprezzo verso Domiziano, che l'aveva condannata senza neppure interrogarla. Sciolto il corteo si andava ad assistere alla fustigazione a morte del complice. Quello di Cornelia sotto le verghe continuava a gridare "Quid feci? Nihil feci."(Cosa ho fatto? Io non ho fatto nulla.)



  • La terza processione e meno lugubre, ma piu scandalosa. Il 23 aprile ed il 25 ottobre si dirige verso il moderno incrocio tra Via Sicilia e Via Lucania, fuori dell'antica cinta di mura. Qui l'archeologo Lanciani localizza il tempio di Venere Erycina, i cui resti erano visibili ancora nel '500. I Romani facevano propri gli dei dei popoli vinti, ma i loro templi dovevano sorgere fuori delle mura dell'Urbe. La statua della dea era arrivata a Roma nel 201 a.C. dalla Sicilia, dove era venerata nel tempio di Erice sulla vetta del monte S.Giuliano. Le sue sacerdotesse (hierodulae) esercitavano in quel tempio la prostituzione sacra, un'inconsueta forma di culto in onore della dea, diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo. La pratica non e provata in ambito romano, ma e certo che in quelle festivita tutte le meretrici di Roma (con immaginabile concorso di codazzo maschile) si recavano in pellegrinaggio al tempio di Via Sicilia e, come riferisce Ovidio, con generose offerte pregavano Venere Erycina, protettrice delle donne pubbliche dell'Urbe, di vegliare sulle loro capacita professionali.
    Le colonne marmoree di quel tempio sono state riutilizzate nella costruzione di una cappella nella Chiesa di S.Pietro in Montorio al Gianicolo. L'immagine della dea, rinvenuta nella zona templare con altri capolavori di scultura, come il trono Ludovisi, e con ogni probabilita quella oggi visibile al Museo Altemps di Roma.

 
 
 

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