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- Quel rettifilo che sulla dorsale del Colle
corre da Porta Pia a Piazza del Quirinale e oggi unisce Via XX Settembre
con Via del Quirinale, nell'antichità era un lungo sentiero ricco
di templi e periodicamente attraversato da cortei rituali.
Dall'eta dei re fino all'epoca imperiale su quella strada muoveva una
processione, detta degli Argivi, a celebrare un culto antichissimo che
si svolgeva in due tempi. Alla meta di marzo di ogni anno la strada
era gremita di gente per il passaggio di un corteo, proveniente dall'Esquilino
e diretto al Palatino.In testa alla processione i sacerdoti e le sacerdotesse
Vestali in candida veste, poi il popolo. Il corteo sostava brevemente
per appendere presso i ventisette altarini disseminati lungo il percorso
altrettanti fantocci di giunco. I Romani vedevano poi apparire lo stesso
corteo alla meta di maggio che ripeteva il percorso. I fantocci venivano
ripresi dagli altarini e portati fino al Tevere, dove le Vestali li
gettavano nelle acque del fiume. Uno di questi altari e ancora visibile
ed e stato localizzato dagli archeologi su via del Quirinale, presso
la chiesa di S. Andrea sotto il civico n.30. Gli studiosi non sanno
spiegare il significato del culto. Probabilmente in tempi arcaici al
posto dei fantocci c'erano esseri umani, sacrificati forse a Saturno.
Varrone, che con Ovidio ci parla di questo corteo, confessa che in eta
imperiale gli stessi Romani, pur ripetendolo, avevano ormai smarrito
ogni memoria dell'originario significato del rituale.
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Diverse le finalità
della processione che percorreva la cresta del Quirinale in senso
inverso. Si arrampicava sul Colle dall'attuale via XXIV Maggio, proveniente
dalla Casa delle Vestali nel Foro Romano e si dirigeva verso l'antica
Porta Collina, individuata sotto il Ministero del Tesoro, tra Via
Goito e Via XX Settembre. Il corteo procedeva nel massimo silenzio.
Si udiva appena il triste mormorio delle preghiere dei sacerdoti (mesto
murmure, dice Plutarco). Era un corteo funebre, che accompagnava una
lettiga ben chiusa, in cui la persona da seppellire era ancora viva.
All'interno una sacerdotessa vestale, giudicata infedele alla promessa
di castita alla quale era votata. Una
Vestale è sacra: l'unico modo di punirla e seppellirla viva,
non come tutti fuori delle mura, ma all'interno dell'Urbe, in una
localita chiamata Campo Scellerato. Giunta sul luogo, la processione
sosta. Il sacerdote supremo fa alcune preci segrete ed alza le mani
al cielo. Poi fa uscire la donna, la copre e l'avvia alla scala. Mentre
questa scende tutti volgono indietro il capo. Nella piccola stanza
sotterranea trovera un letto, una lucerna accesa, pane, acqua, un
vaso di latte ed uno di olio. Dopo la sua discesa, viene ritirata
la scala, ricoperto il luogo con una grossa lapide e molta terra.Se
fosse possibile uno scavo si troverebbero forse ancora i resti di
Pinaria, Oppia, Minutia, Sextilia e Cornelia e delle altre numerose
donne qui sepolte, come ci dicono gli antichi autori. Forse di un
tragico "errore giudiziario" e rimasta vittima la Vestale
Maxima Cornelia che, dice Plinio il Giovane, urlava la sua innocenza
e il suo disprezzo verso Domiziano, che l'aveva condannata senza neppure
interrogarla. Sciolto il corteo si andava ad assistere alla fustigazione
a morte del complice. Quello di Cornelia sotto le verghe continuava
a gridare "Quid feci? Nihil feci."(Cosa ho fatto? Io non
ho fatto nulla.)
- La terza processione e meno lugubre, ma piu
scandalosa. Il 23 aprile ed il 25 ottobre si dirige verso il moderno
incrocio tra Via Sicilia e Via Lucania, fuori dell'antica cinta di mura.
Qui l'archeologo Lanciani localizza il tempio
di Venere Erycina, i cui resti erano visibili ancora nel '500. I Romani
facevano propri gli dei dei popoli vinti, ma i loro templi dovevano
sorgere fuori delle mura dell'Urbe. La statua della dea era arrivata
a Roma nel 201 a.C. dalla Sicilia, dove era venerata nel tempio di Erice
sulla vetta del monte S.Giuliano. Le sue sacerdotesse (hierodulae) esercitavano
in quel tempio la prostituzione sacra, un'inconsueta forma di culto
in onore della dea, diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo. La
pratica non e provata in ambito romano, ma e certo che in quelle festivita
tutte le meretrici di Roma (con immaginabile concorso di codazzo maschile)
si recavano in pellegrinaggio al tempio di Via Sicilia e, come riferisce
Ovidio, con generose offerte pregavano Venere Erycina, protettrice delle
donne pubbliche dell'Urbe, di vegliare sulle loro capacita professionali.
Le colonne marmoree di quel tempio sono state riutilizzate nella costruzione
di una cappella nella Chiesa di S.Pietro in Montorio al Gianicolo. L'immagine
della dea, rinvenuta nella zona templare con altri capolavori di scultura,
come il trono Ludovisi, e con ogni probabilita quella oggi visibile
al Museo Altemps di Roma.
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