| Z. XLIX
Da
La Storta a Santa Maria di Galeria
Borghi campestri sopravvissuti
in una realtà ancora dominata da molta campagna, piccoli
boschi, e antichi siti abbandonati dall’uomo e rimodellati
da piante, piogge e tempo: queste sono alcune delle bellezze della
località La Storta. Diversi percorsi possono farci incontrare
in breve tempo questi miracoli di campagna romana. Dalla Braccianese,
bicicletta e pedalate ci portano, dopo un breve tratto di strada
un po’ faticoso perché trafficata, a tagliare sulla
sinistra per inoltrarci in una stradina lontano dai suoni sgradevoli
della velocità. La stradina in certi punti, dove i rovi vanno
alla grande, ci porta ad un lungo viale con ulivi ben tenuti che
già ci fanno sentire a casa e introducono ad una dimensione
agreste e silenziosa, preludio di silenzi interiori. Silenzi segnati
dall’incontro della costanza del lavoro dell’uomo e
dell’offerta base degli ingredienti di madre natura.
Poco dopo arriviamo nel borgo di Santa Maria di Galeria. Ogni stagione
suscita sentimenti diversi nell’entrare nella piazzetta quadrangolare
con fontana taciturna al centro.Ogni ora di ogni stagione pennella
diversi riflessi di un unico posto negli occhi del visitatore. La
stagione e l’ora tra le più propizie è sicuramente
la mattina presto di primavera, magari in maggio, quando le rondini
girano felici per la piazzetta. La prima piazzetta è formata
da 3 filari di case a due piani, belle, con persiane e tetti di
tegole, vecchie case contadine dove ti immagini gli abitanti che,
per conformazione del luogo, la sera tiravano fuori i tavoli e mangiavano
insieme, mentre i vecchi resi saggi, raccontavano storie ai nipotini,
mentre i figli intenti all’organizzazione del lavoro assorbivano
inconsciamente le storie da raccontare una volta vecchi ai figli
dei loro figli. Al centro della piazza la fontana in silenzio, circondata
da splendidi tigli che d’estate profumano l’ambiente
di un odore che ti accompagna anno dopo anno per un breve periodo,
e che poi si rendono preziosi per l’ombra che offrono quando
il caldo diviene afoso e tutto tace, rondini comprese che nel frattempo
chissà dove saranno andate. Dietro tutte le case campi arati
e non, boschetti e collinette a perdita d’occhio come in un
quadro di Brùgel. La seconda piazzetta: curata, fiori e fioriere,
torretta medioevale ed orologio, campanile, piccola rampa di scale
e chiesetta sono ingredienti per la poesia del luogo che spesso
nella stagione primaverile si trasforma in celebrazione di unioni.
La chiesetta dentro è carinissima, piccola accogliente perché
con le volte basse, colonne piccole colorate a striscioni chiari
e scuri come le chiese toscane. Ci sono luoghi di culto che sono
templi costruiti con l’idea di segnalare la grandezza del
Dio, del creato o per parlare dei sacri eventi e delle persone attraverso
i quali il divino si è rivelato: volti austeri biblici, corpi
che parlano di Verità, figure che richiamano forze della
natura: mari in burrasca, tempeste nel deserto, fuochi che avvampano.
Ma questa invece è una chiesetta di campagna che invita alla
riflessione, e porta al silenzio delicato di chi osserva un volto,
immagine di amore, umiltà, e sacrificio di sé.
di Andrea
Papi
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