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(N.B.: Le statue di cui si parla nel presente articolo non sono più in mostra presso la Sala Ottagona)
A
un passo da piazza della Repubblica, tra via Cernaia e via Parigi, vicino
al Grand Hotel, due colonne sormontate da aquile fiancheggiano la porta
d'accesso ad un ambiente antico. E' la sala ottagona delle Terme di Diocleziano.Se
trovate il cancelletto aperto entrate un momento, l'ingresso è
gratuito.
All'interno si è subito avvolti dall'affascinante atmosfera del
passato e ci si vede circondati da statue e busti marmorei. Al centro
dell'ampia sala, in atteggiamento di riposo con le braccia appoggiate
sulle gambe, completamente nudo, siede un pugile antico.
L'indicazione della data nell'etichetta è superata dai più
recenti studi. La scultura è un autentico capolavoro del quarto
secolo prima di Cristo (intorno al 330 a.C.) da attribuirsi ad un artista
della scuola di Lisippo. Magistrale il trattamento delle ciocche contorte
della barba e della capigliatura e di grande effetto l'impiego del rame
per rimarcare con elementi di colore le labbra e le tante ferite subite.
La statua doveva probabilmente decorare le Terme di Costantino costruite
in epoca tardo antica in una zona tra le attuali via XX Settembre e via
Nazionale.
foto della testa del pugile da
"Roma antica tra mito e scoperta"-
Universale Electa Gallimard - 1992
(da Ed. Gallimard - Paris 1989) pag.120
* * *
Nel 1885 sull'attuale via IV Novembre c'è ancora un convento. Nel
giardino della chiesa di San Silvestro al Quirinale scavano per sistemare
l'ultimo tratto di via Nazionale, arteria di collegamento tra la stazione
ferroviaria ed il centro della città. In profondità le vanghe
urtano un corpo metallico. E' il bronzo della statua del pugile. Subito
è convocato a dire la sua il celebre archeologo Rodolfo Lanciani.
Al cospetto della scultura lo studioso resta profondamente colpito. Dichiara
di non avere mai ricevuto un'impressione tanto forte, come quella che
prova alla vista di quell'atleta semibarbaro.
Ed esclama: "E' come se si fosse destato da un sogno millenario
e mi stesse guardando sorpreso!".
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Le gocce di sangue, cadute sulla coscia e sul
braccio destro del pugile al volgere del suo capo verso l'alto spostano
la nostra attenzione sulla sua testa. Ci accorgiamo che ha il viso pieno
di ferite. E' sul volto che sembra essersi in particolar modo accanito l'avversario.
Sotto i micidiali colpi ricevuti la pelle si è lacerata in più
punti delle guance e della fronte, è fratturato il naso, che appare
schiacciato e distorto, è gonfiato l'occhio destro e tumefatte le
orecchie. Ci chiediamo come poteva la boxe antica arrivare a colpire così
duramente e portiamo istintivamente lo sguardo sulle mani.Non sono completamente
visibili perché coperte per gran parte dai caesti, i guantoni
di cuoio e cinghie intrecciate, che le proteggono fin quasi agli avambracci
terminando in bordi di pelliccia. Un anello di cuoio cinge le quattro dita
e lascia libero il pollice. Giriamo intorno alla scultura. L'imponente massa
muscolare del dorso mette in rilievo tutta la possanza fisica dell'atleta,
ma notiamo che i fianchi, adiposi e leggermente appesantiti, denunciano
un'età non più giovanile. Prima di allontanarci definitivamente
torniamo sulla stanca e sofferente espressione di quel volto sfigurato,
dominato dalla riccioluta capigliatura e da una fluente barba, che ci dice
della sua origine barbarica. E' un vincitore o un vinto? Le vuote orbite,
prive di pupille sottratte dal tempo, ci negano ogni risposta e conservano
il mistero di quest'uomo del passato.
C'è ancora qualche visitatore nell'aula, ma tra poco nella grande
sala circolare, accanto al pugile resterà solo il Principe ellenistico,
riesumato anche lui dalle segrete profondità del Quirinale. D'improvviso
la sala piomba nell'oscurità più fitta. L'ampio e rotondo
ambiente fa per qualche attimo da cassa di risonanza alle voci dei guardiani,
allo stridente strascicare del pesante portone sul pavimento, agli scatti
metallici della serratura.
Poi tutto tace. E' allora che l'atleta è assalito dall'orda dei ricordi.
E ritorna ai duri allenamenti. Ad ogni rabbioso colpo portato contro il
saccus, quel sacco di cuoio pieno di sabbia, sente crescere la sua collera
contro il destino avverso. Gli coprono con cura il capo e le orecchie per
fargli provare lo scontro. Gli gridano che non deve disperdere altrove i
suoi colpi, che deve indirizzarli solo alla testa dell'avversario. Quando
arriva il giorno dello scontro gli fanno indossare i guantoni. Se li ricorda
com'erano una volta: molto più leggeri di questi. Servivano solo
a riparare le nocche delle dita dal duro e doloroso impatto contro la testa
del rivale, autentico bersaglio del combattimento. Ma ora i guantoni sono
diventati l'arma offensiva più micidiale. Li rinforzano con inserti
di piombo e di chiodi ( 1 ) per assicurare
al duello un finale rapido, devastante e sanguinoso. Il pubblico non sopporta
le lunghe schermaglie, si spazientisce, si irrita. E a nessuno interessano
le finezze tecniche e il valore della competizione. Tutti attendono solo
il colpo pericoloso, vogliono presto arrivare al brutale annientamento di uno dei combattenti. |
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Eccolo l'assordante clamore della folla, le grida e le feroci incitazioni
che per tanti anni hanno fatto da sfondo sonoro alla lotta e accompagnato
la gragnola di colpi ricevuti ed inferti. Quegli più pesanti e
più giovani di lui picchiavano forte. Sì perché lo
mettevano indifferentemente di fronte ad avversari di ogni taglia, peso
ed età a sostenere combattimenti tra forze impari. E guai, durante
lo scontro, ad arrestarsi un momento a riprendere fiato! Nessuna pausa
è ammessa: se ci si ferma il pubblico comincia subito a fischiare
e a dare segni di energica disapprovazione. Si deve combattere e soffrire
finché l'uno o l'altro non cade sfinito a terra o non alza il braccio
a dichiarare la resa. Cosa che negli ultimi tempi gli era accaduta sempre
più spesso. Gli sembra di sentire nuovamente la frase insultante
e spietata, che una volta uno spettatore gli aveva gridato in faccia:
"Guarda come ti hanno ridotto! Dopo venti anni a Ulisse il
suo cane lo ha riconosciuto, a te dopo quattro ore di boxe non ti riconosce
più nessuno. Ma guardati nello specchio, non sei più tu!"
( 2 )
La luce del mattino che comincia a filtrare nella sala tardo imperiale
fa svanire l'oscurità della sala e disperde la nube di quei tetri
fantasmi. Il pugile abbassa il capo a guardarsi le dita logorate dei piedi.
Non è stato il pugilato a consumarle, ma il carezzevole tocco di
antichi visitatori che le hanno credute miracolose. Tutte superstizioni
e sciocchezze, come quella che chi sogna un incontro di pugilato si procurerà
un danno patrimoniale, perché nel combattimento viene sparso del
sangue, da tutti considerato simbolo di denaro.( 3 ) Ma
non c'è più tempo di distrarsi. Il Principe gli fa cenno
di mettersi in posa: laggiù, in fondo alla sala, stanno entrando
i primi visitatori.
Domenico Augenti
Fonti bibliografiche: M. Santangelo, Il Quirinale nell'antichità classica; R. Lanciani, Storia degli scavi, Vol. III; F. R. Chiocci, Il Pugile delle Terme di Diocleziano; C. W. Weber, Panem et Circenses; S. Facchini, I luoghi dello sport nella Roma antica e moderna; Autori Vari, Museo Nazionale Romano Terme di Dioclaeziano; C. Moatti, Roma antica tra mito e scoperta.
( 1 ) Virgilio,
Eneide, 404 ss.; Stazio, Tebaide, VI, 732
( 2 ) Cfr. Lucillio, AP, XI, 77
( 3 ) Artemidoro, I, 61 |
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FOTO: "Museo Nazionale Romano- Terme di Diocleziano"
Electa- Milano 2002- pag.103
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