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LE VICENDE DELLA STATUA
Dopo l'unità d'Italia e in particolare a seguito
della conquista di Roma avvenuta il 20 settembre 1870, si creò
un clima di forte attrito fra la Chiesa e lo Stato italiano. Pio IX non
accettò la Legge delle Guarentigie (1871) in cui si riconoscevano
al papa onori sovrani, la facoltà di disporre di forze armate,
l'extra-territorialità dei palazzi del Vaticano, del Laterano e
di Castel Gandolfo, una dotazione annua di oltre tre milioni di lire,
nonché la piena autonomia della Chiesa, nel rispetto della sua
separazione dallo Stato. Il pontefice per tutta risposta scomunicò
i Savoia e nel 1874 emanò la bolla "Non expedit", in
cui invitava i cattolici a non partecipare alla vita politica dello Stato.
Un comitato studentesco aveva iniziato la sottoscrizione per un monumento
in onore del filosofo nolano, martire del libero pensiero, sin dal 1876
- anno in cui la Sinistra andò al potere - raccogliendo col tempo
adesioni prestigiose, tra cui quelle di Giosuè Carducci, Ernest
Renan, Ferdinand Gregorovius, Victor Hugo, Michail Bakunin, George Ibsen.
Il Comune, ai cui vertici, nonostante il "non expedit", andavano
affermandosi amministratori clerico-moderati, senza opporsi apertamente
al progetto, cercava di ostacolarlo tramite strategie burocratiche.
Il monumento divenne il simbolo del libero pensiero e una sfida alla Chiesa
e al papa. Crispi nel 1887, anno in cui divenne presidente del consiglio,
suggerì al comitato promotore, che chiedeva il suo appoggio, di
procedere alla fusione del bronzo senza preoccuparsi degli indugi del
Comune. Il dibattito continuò a svolgersi in un clima arroventato
dalle manifestazioni studentesche e popolari che a volte provocavano scontri
tra "bruniani" e "anti-bruniani", che si concludevano
con arresti e feriti. Alla fine dello stesso anno il re, su proposta del
consiglio dei ministri, firmò un decreto con il quale, Leopoldo
Torlonia, sindaco di Roma veniva rimosso dalla carica; ufficialmente senza
motivazione, anche se era chiaro individuarne le ragioni nella visita
al cardinale vicario a cui il sindaco aveva trasmesso l'omaggio dei romani
a Leone XIII.
A seguito delle elezioni amministrative del giugno 1888 entrarono nella
rappresentanza municipale esponenti anticlericali, tra cui Ettore Ferrari,
lo scultore massone artefice della statua considerato un uomo della sinistra
estrema, mentre furono esclusi politici contrari all'erezione della statua.
Prima della fine dell'anno fu approvato, senza difficoltà, il progetto
del monumento a Bruno, fra gli applausi del pubblico che urlava: "Viva
Crispi!"
Il pontefice minacciò di abbandonare Roma per rifugiarsi nella
cattolica Austria, qualora la statua fosse stata scoperta al pubblico.
Finalmente il 9 giungo 1889, giorno di Pentecoste, venne inaugurato a
Campo de' Fiori, con la partecipazione di un'immensa folla festante, il
monumento di Ettore Ferrari, lo scultore che nel 1904 sarà eletto
gran maestro della massoneria. Alla base del monumento si legge un'iscrizione
del filosofo Giovanni Bovio, oratore ufficiale della cerimonia di inaugurazione:
"A Bruno, il secolo da lui divinato qui dove il rogo arse".
Per la cronaca, va ricordato che Leone XIII non abbandonò Roma
come aveva minacciato, né il 9 giugno, che trascorse digiuno e
in preghiera ai piedi della statua di San Pietro, né in seguito.
Annualmente, a Campo de' Fiori ogni 17 febbraio si sono
radunate generazioni di laici e militanti per manifestare per ricordare
il rogo del filosofo e manifestargli la loro ideale solidarietà.
Tali dimostrazioni si sono fermate soltanto negli anni del fascismo.
All'epoca dei Patti Lateransi, siglati tra Mussolini e Pio XI l'11 febbraio
1929, i cattolici chiesero la rimozione della statua e l'erezione al suo
posto di una cappella di espiazione al cuore santissimo di Gesù.
Mussolini, probabilmente memore dei disordini accaduti non molti anni
prima e anche perché G. Gentile, il filosofo del fascismo, era
un estimatore del Nolano, non accettò questa condizione, limitandosi
a garantire che non si sarebbero più tenute manifestazioni per
commemorare Giordano Bruno. A tale riguardo si fa seguire un passo del
discorso che Mussolini tenne alla Camera dei Deputati il 13 maggio 1929:
"(
) non v'è dubbio che, dopo il Concordato del Laterano,
non tutte le voci che si sono levate nel campo cattolico erano intonate.
Taluni hanno cominciato a fare il processo al Risorgimento; altri ha trovato
che la statua di Giordano Bruno a Roma è quasi offensiva. Bisogna
che io dichiari che la statua di Giordano Bruno, malinconica come il destino
di questo frate, resterà dove è. È vero che quando
fu collocata in Campo di Fiori, ci furono delle proteste violentissime;
perfino Ruggero Bonghi era contrario, e fu fischiato dagli studenti di
Roma; ma ormai ho l'impressione che parrebbe di incrudelire contro questo
filosofo, che se errò e persisté nell'errore, pagò.
(
)"
PER BRUNO NON C'È LA RIABILITAZIONE DELLA CHIESA
Da quel fatidico 17 febbraio 1600 gli anni sono trascorsi senza che la
Chiesa abbia espresso uno schietto ravvedimento per il rogo che arse Bruno,
ancora vivo. Galileo Galilei, Jan Hus, Girolamo Savonarola e altri sono
stati riabilitati; Giovani Paolo II ha chiesto un generico perdono per
gli eccessi commessi dall'Inquisizione; tuttavia per quanto concerne il
Nolano, la Chiesa si limita a riconoscere il carattere antievangelico
del rogo, ma ribadisce l'esistenza di una sostanziale estraneità
della filosofia di Giordano Bruno dalla dottrina cattolica.
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