Partorire
in età romana vuol dire correre rischi mortali. Tra il cinque
e il dieci per cento delle donne muore di parto.
( 1 ) Le cause si devono
a lacerazioni e lesioni irreparabili in un utero troppo infantile per
l'estrema giovinezza di spose inadatte alla procreazione (
2 ) oppure a complicazioni come le emorragie per
ulcerazione o rottura dei vasi, che seguono i parti difficili o gli
aborti. Nella donna l'emorragia è spesso accompagnata da astenia
con repentina perdita di ogni forza e disidratazione della pelle.(
3 ) Tulliola, la diletta figlia di Cicerone, dà
alla luce Lentulo, ( 4 ) che non sopravvive.
Più tardi morirà anche la madre. Cicerone aveva appena
scritto a un amico che si fermava a Roma per assistere al parto di sua
figlia. ( 5 ) La morte di Tullia lo
fa cadere in un profondo stato depressivo. Vuole dedicare un tempio
alla memoria di lei. Scrive all'amico Attico pregandolo di cercargli
un terreno su cui costruirlo:"
Forse questa iniziativa riaprirà
la mia ferita, ma io mi considero impegnato come da un voto
dopo
aver tentata ogni cosa, non ho trovato altro che mi dia requie. Mentre
componevo quel libro di cui ti ho scritto, alimentavo quasi il mio dolore.
Ora tutto mi ripugna e non tollero altro che la solitudine
"(
6 ) Un suo amico tenta di scuoterlo: "Dato
l'affetto che ti portava, certamente lei non vuole che tu ora ti comporti
così".( 7 )
Per la sposa romana quel momento, voluto e insieme temuto, è
arrivato. Alle prime contrazioni si lava le mani e si copre il capo.
Grida invocazioni agli dei "Povera me, che dolori! Giunone Lucina,
aiutami tu, salvami tu!( 8 ) L'ostetrica
la riprende: al più si può lamentare, non deve urlare.
E poi che non si opponga a quei dolori, ma si abbandoni ad essi quando
arrivano e anzi li rafforzi.( 9 )
Spogliata e sistemata sulla sedia da parto,( 10)
osserva attenta i movimenti dell'ostetrica che non
sta ferma un momento. Si aggira nervosamente nella stanza, impartisce
brevi ordini, controlla con cura i preparativi delle ancelle.(
11) Queste hanno un frenetico andirivieni con le
stanze vicine. Entrano con ampolle di olio di oliva, cataplasmi, spugne,
coperte di lana grezza. Versano acqua fumante nelle catinelle. Una colloca
dovunque piante odorose, l'altra arriva con un cuscino e le fasce.(
12 ) Nel momento in cui la donna si sente saldamente
abbracciare dall'ancella da dietro lo schienale, prega ansiosamente
la dea Prorsa e la Postverta.( 13 )
Ad entrambe promette fiori nella festa di gennaio. Trema al pensiero
che il neonato si presenti dai piedi. Le braccia possono aprirsi nell'estrazione,
trattenerlo nel ventre. Un pericolo mortale per entrambi. (
14 )
L'ostetrica si è venuta a sedere su un basso sgabello sotto di
lei.( 15 ) Le ha fatto divaricare
le gambe e con la mano destra l'ha unta tutta con olio d'oliva. Lei
stringe più forte le maniglie ad ogni sforzo delle doglie. Quella
asseconda la lenta uscita del feto, operando attraverso l'apertura a
mezzaluna della sedia con la mano sinistra, unta e riscaldata. Secondo
le prescrizioni mediche, non tiene a lungo lo sguardo sui genitali della
donna, ma volge ogni tanto il capo altrove ad evitare che per un istintivo
pudore la partoriente sia portata a contrarsi. ( 16 )
Ecco finalmente lo ha tutto! Fiera lo mostra sveltamente alla madre
e alle assistenti. Fa il consueto gesto per indicare se è maschio
o femmina. ( 17 ) Lo scruta dappertutto
per scoprire imperfezioni o deformità.( 18 )
Ora lo posa sul cuscino. Le ancelle le versano acqua per farle lavare
le mani. La madre, spossata, dolorante, accaldata attende ansiosa. D'un
tratto un raggiante sorriso le distende i lineamenti.
Nella stanza si è levato alto e imperioso quell' atteso vagito.
(
19 )
(
1 ) A. Rousselle,
La politica dei corpi in Storia delle Donne- L'Antichità, Laterza,
Bari, 1994, p.319
( 2 ) Ibidem p. 333
( 3 ) Sorano, 12, Ilb, 40.; P. Burguière-D.
Gourevitch-Y. Malinas, Sorano d'Efeso, Maladies des femmes, Les Belles
Lettres, Paris, 1988, vol. II, p.3 ss.
( 4 ) Figlio di Dolabella, il suo
terzo marito, dal quale aveva divorziato Tullia muore poco più
che trentenne nel febbraio del 46 a.C..
( 5 ) Fam., VI, 18
( 6 ) Cicerone, Ad Atticum, XII, 18,
traduzione a cura di L. Brusca, M. T. Cicerone,Tutte le lettere, UNEDI,
Milano, 1978, lett.551.
( 7 ) E' Servio Sulpicio (Fam.,IV,
5. nella traduzione di L. Brusca, cit., lett.557)
( 8 ) Plauto, Anfitrione, V, 1090;
Terenzio, I fratelli, III, 487.
( 9 ) Sorano, 2, 6. Plinio (N.H..,
VII, 5, 41-42) arriva ad affermare che sbadigliare al momento del parto
può provocare la morte del neonato.
( 10 ) La sedia secondo Sorano (2,
2) doveva essere alta circa 45-50 cm. e profonda 45 cm., in modo che
le cosce vi fossero sostenute, ma potessero essere divaricate. La spalliera
non doveva essere troppo inclinata, tenuto conto che se scivolava la
partoriente non poteva tornare nella precedente posizione. L'altezza
della spalliera doveva essere tale da consentire all'ancella retrostante
di trattener le spalle della partoriente. Si ritiene probabilmente che
l'uscita del neonato sia più facile se la partoriente è
in posizione verticale e Sorano consiglia di stenderla su un letto duro,
solo se è particolarmente debole per attenuare gli strappi ed
impressionarla di meno. La sedia appare comunque più comoda per
la levatrice che per la partoriente ( Sorano, 2,4; P. Burguière-D.
Gourevitch-Y. Malinas, Sorano d'Efeso, Maladies des femmes, cit. p.
5)
( 11 ) Sorano (2, 2) ne consiglia
almeno tre, di cui una da porre dietro la partoriente. Devono calmare
la donna con parole confortevoli e attenuare i dolori, ponendole sul
ventre mani riscaldate e applicandole dal ventre ai genitali stracci
bagnati di olio dolce e caldo. Lungo ognuno dei fianchi appoggeranno
una vescica piena di olio caldo (2, 5).
( 12 ) L'olio va iniettato nei genitali.
La gestante ne viene anche unta esternamente. I cataplasmi caldi hanno
funzione di sedativi del dolore. Le spugne, che saranno morbide, naturali
di animali marini e ben pulite, come prescrive Galeno (Meth. Med. XIV,
4), servono ad asciugare i liquidi, arrestare il sangue delle ferite
e favorire la formazione delle croste. L'acqua è usata per la
pulizia dei genitali. Le coperte verranno usate per coprire le gambe
della donna che tendono a raffreddarsi. Le bende e il cuscino per fasciare
e deporvi il neonato. Le piante odorose per scacciare i cattivi odori
e, alleggerendo l'animo e favorendo il buon umore, ridare forza alla
partoriente, (Sorano, 2, 2 e ss.)
( 13 ) Sono le due facce della dea
Carmenta, che, insieme a Giunone Lucina, propizia i parti (Gellio, XVI,
16, 4; Tertulliano, Ad Nationes, 2, 11, 6; Agostino, Civitas Dei, 4,
11; Plutarco, Quaest. Rom., 21, 4). La festa delle Carmentalia, era
festeggiata dalle matrone romane l'11 ed il 15 gennaio (Ovidio, Fasti,
I, 617).
( 14 ) Varrone in Gellio, XVI, 16.
Anche per Plinio (N.H., VII, 6, 45) nascere con i piedi in avanti è
contro natura e generalmente quanti nascono così sono chiamati
"Agrippa" (= partorito con difficoltà). La natura vuole
infatti che l'uomo nasca presentando la testa e gli usi vogliono che
sia portato a sepoltura con i piedi davanti (Plinio, N.H., VII, 7, 47).
I medici romani di fronte ad una presentazione podalica del feto non
sono pessimisti e ritengono che quando il nascituro non si presenta
di testa questa posizione è tra le meno pericolose (Sorano, 4,
3) Dello stesso parere è Celso: in pedes quoque conversus infans
non difficulter extrahitur (VII, 29). Un parto cesareo è raro
e viene praticato con un gancio acuminato (uncus) che estrae il feto
per via bassa (imum ventrem, Celso, VII, 29), privilegiando la vita
della donna su quella del nascituro (C. D'Amato, Vita e Costumi dei
Romani Antichi, La Medicina, Quasar, Roma, 1993, p.72
( 15 ) Una posizione inginocchiata
della levatrice sarebbe scomoda. Deve stare seduta, cosce divaricate,
la sinistra un po' più bassa per lasciare libero gioco alla mano
destra (Sorano, 2, 2).
( 16 ) Sorano, 2, 6
( 17 ) Sorano, 4, 3
( 18 ) Deve controllare la libera
apertura degli orifizi, orecchie, narici, faringe, uretra, ano, ecc.
(Sorano, 4, 3). Se nasce deforme non lo si considera neppure nato. Plinio
riferisce che dei nati con due sessi, ermafroditi, detti androgini e
ritenuti cattivi prodigi, inizialmente ci si sbarazzava, ma ai suoi
tempi venivano apprezzati a fini erotici (N.H., VII, 34).
( 19 ) Per i giuristi il vagito
segnala ufficialmente la nascita (Dig, 25, 4, 1, 1). Il vigore del vagito
indica che gli organi della respirazione si stanno positivamente organizzando
(Burguière-D. Gourevitch-Y. Malinas, Sorano d'Efeso, Maladies
des femmes, cit. II, p. 7). Non mancano testimonianze di morte del neonato,
che, deposto sul cuscino, è restato a lungo senza piangere o
ha emesso un vagito insolito che denuncia condizioni precarie (Plinio,
N.H., XXXV, 140). Il neonato, prima di essere fasciato, verrà
lavato con cura (Plauto, Anfitrione, V, 1104)
Domenico
Augenti