Ti ricordi che quando ero incinta
mi dichiarasti solennemente che se avessi partorito una femmina non sarebbe
stata accettata in famiglia?
(Terenzio, Heautontimorumenos, IV, 626)
Sarcofago Portonaccio (Particolare)
Roma - Museo Nazionale Romano
NASCERE DONNA
La donna romana comincia dalla nascita a combattere
la sua battaglia per la vita. Iscrizioni di età traianea riferiscono
che in una stessa città e in uno stesso anno le persone ammesse
all'assistenza alimentare sono 179, di cui 145 maschi e solo 34 femmine.
La notevole sproporzione si spiega con la falcidia di neonate di sesso
femminile, provocata dall'antichissima usanza della pubblica esposizione
(expositio).(6)
Nel mondo romano si nasce ufficialmente solo con il rito del riconoscimento.
Dopo il parto il neonato viene deposto in terra. Se il capofamiglia
lo avrà sollevato in aria con il rituale gesto del suscipere
o tollere, verrà accolto come figlio legittimo dalla famiglia
e dalla società, altrimenti sarà esposto nella strada.(7)
I neonati più a rischio di esposizione sono i deformi, gli illegittimi
e le femmine.
Il commediografo greco Posidippo indica crudelmente la regola di condotta
degli Ateniesi: "un figlio maschio lo si alleva sempre anche se
si è poveri. Una femmina la si espone anche se si è ricchi."
(8)
E in una commedia di Terenzio un tale dichiara tranquillamente alla
moglie incinta che se metterà al mondo una femmina la dovrà
esporre perché lui non la vuole.
(9)
Un'antichissima legge, attribuita a Romolo, obbligava il padre a mostrare
i neonati maschi da esporre a cinque vicini, i quali dovevano giudicare
se malformazioni o gracilità ne giustificavano l'esposizione.
Ma le neonate anche di robusta costituzione vengono esposte senza alcuna
formalità. Romolo allora per evitare il loro eccessivo abbandono
impone di allevare almeno le primogenite.(10)
Augusto farà esporre il figlio della nipote Giulia, condannata
all'esilio per adulterio e Claudio abbandonerà, completamente
nuda davanti alla porta della moglie ripudiata, la figlia Claudia, quando
avrà scoperto che era stata concepita da un liberto.(11) L'uso di esporre neonati sgraditi verrà praticato
da tutte le classi sociali fino al IV secolo. Costantino nel 374 e più
tardi Giustiniano puniranno l'esposizione di neonati con la pena di
morte.(12)
(
6 ) J. Carcopino, La vita quotidiana a
Roma, Laterza, Bari, 1986 p.93 11. (
7 ) P. Ariès e G. Duby, La vita
privata dall'impero romano all'anno mille, Laterza, Bari, 1988 p.4;
A.M. Reggiani, Educazione e scuola, Ed. Quasar, Roma, 1990, p.23; A.
Romano, Tollere liberos, Uomo, donna, potere in Soliditas, scritti in
onore di A.Guarino,Napoli, 1984 pp.881-893. L'esposizione avviene in
luoghi frequentati da passanti, come nelle vicinanze di pubbliche latrine
o presso discariche, dove il neonato può morire di fame e di
freddo o essere straziato da cani e uccelli rapaci (Giovenale, Satire,
VI, 602-603; Cumont, Egypte des Astrologues, 187 n.2; Filone, De specialibus
legibus, III, 114-115). A Roma una colonna, detta "Lattaria"
nel Foro Olitorio, doveva il suo nome al fatto che i neonati vi venivano
esposti accanto, nella speranza che venissero nutriti dai passanti.
(
8 ) Saglio, Daremberg, Lafaye, Dictionnaire
des antiquités grecques et romaines Paris, 1877-1917 pp.930 ss.
; Plinio il Giovane, Panegirico, 26,5. (
9 )Terenzio, Heautontimouremenos, IV, l,
13-17, 626-630 a cura di O. Bianco, UTET, Torino, 1993; A.J. Brothers,
Terence, The self- tormentor, Warminster, 1988. (
10 ) Tàs protogònous, Dionigi
di Alicarnasso, Ant. Romane, II, 15 (
11 ) Svetonio, Augusto, 65; Claudio, 27.
Sul rifiuto del neonato per sospetta paternità, Plutarco, Vita
di Numa, 12; Digesto, 3, 2, 11, 1-2. (
12 ) C.1, Codice Teodosiano, III, 3; C.2
Codice Giustinianeo, VIII, 52, Novella 153. Plutarco ritiene la povertà
dei genitori una circostanza attenuante della crudeltà dell'abbandono
e lo stoico Musonio Rufo denuncia i genitori ricchi che in epoca imperiale
pianificano la prole e per assicurare il benessere ai figli che allevano
"uccidono i loro fratelli" con l'esposizione, equiparata ad
una condanna a morte (Plauto, Cistellaria, I, III, 18, 168). Interessante
anche osservare che Giudei e Germani proibiscono l'esposizione e allevano
sempre tutti i loro figli (Tacito, Historiae, V, 5; Germania, 19,6).
Sull'uso di esporre neonati cfr. Terenzio, Ecyra, IV, I, 17, v. 532,
23, 749. e J. P. Neraudau, Etre enfant à Rome, Les Belles Lettres,
Paris, 1984, pp.192 ss.