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Storia >> La donna dell'Antica Roma >> Educazione e studi
   

…non si sente interessante se non posa a donna greca. Magari è di Sulmona o è toscana, ma vuole sembrare un'ateniese puro sangue. Parla solo in greco e non sa neppure il latino. Ha paura in greco, s'arrabbia in greco, s'addolora in greco, dice in greco tutti i segreti del cuore, fa addirittura ... l'amore in greco."
(Giovenale, Satire, VI, 185)

 
 

Figura femminile sdraiata
Roma – Villa Albani

La fanciulla stringe nella destra il calamus, un bastoncino di canna appuntito per scrivere su pergamena o papiro. Nell'altra mano ha il rotolo (volumen). Sul tavolino che ha davanti si vedono i due calamai per l'inchiostro nero e rosso.

 

Educazione e studi

Sull’educazione di una donna romana non si sa molto. (25) In famiglia il padre è più incline ad educare i figli maschi. Con la crescita delle figlie sono sempre più rare le manifestazioni dell’affetto paterno nei loro confronti. Non che le trascuri, ma per lui è importante provvedere a nutrirle, seguire che apprendano i lavori domestici, controllare la loro moralità e combinare un buon matrimonio. Il resto è affidato alla madre. (26)

Nelle case patrizie ci sono anche precettori che la indirizzano soprattutto verso un futuro di sposa e di madre e la educano a perfezionarsi nelle attività domestiche, come la tessitura della lana ed a rafforzare le virtù di castità, riservatezza e modestia.

Quanto all’istruzione i genitori, specialmente quelli nelle famiglie più agiate, preferiscono farla impartire a casa. Troppi sono i pericoli e le insidie in agguato nei quotidiani tragitti tra casa e scuola. Troppo tenera e vulnerabile l’età infantile e adolescenziale. (27) Nelle scuole pubbliche la fanciulla impara a leggere, scrivere e fare di conto. Poi viene spedita a casa prima dei suoi coetanei maschi.

Alcune donne vengono influenzate dall’elevato livello culturale della famiglia, ma la donna intellettuale non sempre piace. La ragazza che è arrivata ad ultimare gli studi di letteratura greca e latina (docta puella) ed eccede nell’esibizione della sua cultura può in qualche caso infastidire. (28)


N O T E
Educazione e studi

(25) Rosella Frasca, Donne e uomini nell’educazione a Roma, La Nuova Italia, Firenze, 1994 p.83, che fa tuttavia eccezione per alcuni brani sull’argomento trattati da Cicerone, Brutus, Tacito, Dialogo sugli Oratori, Quintiliano, Institutio oratoria e Plutarco, De amore prolis, De liberis educandis, Vita di Tiberio, Vita di Gracco. Cfr. anche A. M. Reggiani, Educazione e Scuola, Quasar, Roma, 1990 p.45.

(26) R. Frasca, Donne e uomini, cit., p. 75 ss.

(27) R. Frasca, Educazione e formazione a Roma, Dedalo, Bari, 1996., p.268. Nelle scuole elementari troviamo insieme maschi e femmine (Marziale, IX, 68)

(28) Non perde l’occasione per metterlo in evidenza sulla scia di Marziale (X, 68) un misogino incallito come Giovenale (VI, 185). Ma una donna colta suscita sempre apprezzamento e costituisce motivo di pregio per molti scrittori, come Quintiliano, Tibullo, Ovidio, Plutarco e lo stoico Musonio Rufo, che in pieno primo secolo giunge ad affermare che alla donna va impartita la stessa educazione dell’uomo.

Domenico Augenti

 

La donna nell'Antica Roma
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