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Storia >> La donna dell'Antica Roma >>LA BAMBOLA, UNO STATUS SYMBOL di Domenico Augenti >> >>
   

“…Ma ditelo voi, Pontefici, a che serve l’oro nelle cose sacre? Sicuramente quanto servono a Venere le bambole offerte dalle fanciulle.”
(Persio, Satire, II, 70)

 
 

Bambola di Crepereia Tryphaena - Roma – Antiquario Comunale.


E' in avorio ed è snodabile come Barbie. E' pettinata alla moda dell’epoca, come l’imperatrice Faustina. Alle bambine si regala una bambola (pupa), che esse tengono fino al giorno delle nozze e poi abbandonano agli dei della casa paterna.

 


LA BAMBOLA, UNO STATUS SYMBOL

Il nome di quella donna gli operai l’avevano appreso una mattina di primavera. Stava scritto sul coperchio di uno dei due sarcofaghi, venuti fuori, uno accanto all’altro, al quartiere Prati quel 10 maggio del 1889, durante lo scavo per le fondamenta del Palazzo di Giustizia di Roma.
Si chiamava Crepereia Tryphaena. Portava lo stesso nomen che compariva su un’altra tomba vicina, certamente quella di un parente. Un nome che ci dice della sua provenienza orientale, forse di una sua origine servile.
Quando i suoi la piangevano lei non aveva ancora vent’anni. Le avevano fatto indossare tutti i suoi gioielli. Ed è così che l’hanno trovata dopo quasi due millenni. Quanta gente stupita e impressionata all’apertura della sua tomba! Quando comparve aveva ancora sulla fronte la coroncina di mirto, intorno al collo una collana d’oro e smeraldi, ai due lati del capo erano gli orecchini di oro e perle, alle dita tre anellini e tra i suoi resti una preziosa spilla aurea con una grande ametista. (13)
Il suo capo era rivolto verso la spalla sinistra, quasi a voler maternamente proteggere la sua pupa, questa bambola, a cui tante volte nella sua immaginazione aveva dato la pappa, l’aveva messa a nanna, aveva fatto da mamma giocando con le altre bimbe.
Questa è la bambola più famosa che ci ha consegnato l’antichità. Ha ispirato al poeta Giovanni Pascoli una splendida poesia in lingua latina. (14)E’ di avorio con braccia e gambe perfettamente snodabili, grazie ai perni eburnei a incastro. La splendida acconciatura di età antonina ci svela che la sua padroncina era vissuta ai tempi di Marco Aurelio, quando andavano di moda le pettinature dell’imperatrice Faustina. Al pollice della mano destra la bambola aveva un anellino. Forse quello che occorreva per aprire il piccolo scrigno, trovato pure nel sepolcro, che conteneva il corredo in miniatura della bambola: gioiellini d’oro, due piccoli pettini in avorio e due specchietti.
Con la sua bambola la fanciulla romana esterna quanto di materno c’è già in lei e comincia a mettere in atto tutto quanto ha appreso da sua madre. Si separerà da lei solo quando andrà sposa. Quel giorno la consegnerà agli dei Lari della sua casa o la offrirà alla divinità preferita. Quello sarà per lei il momento in cui, cambiando vita, abbandonerà la bambina che è in sé. (15) Gli archeologi sanno bene che una bambola trovata in una tomba femminile denuncia lo stato nubile della defunta. La bambola di Crepereia è rimasta per sempre in compagnia di una bambina.

NOTE
La bambola, uno status symbol

( 13 )A. Bedini, Mistero di una fanciulla, Skira, Roma, 1995;L. Pizio Broli Stefanelli, L’Oro dei Romani, L’Erma di Bretschneider, Roma, 1991, pp.251-252, figg. 186-194.

( 14 ) E. Talamo, A. Mura Sommella G.Pascoli, Crepereia Tryphaena.Le scoperte archeologiche nell’area del Palazzo di Giustizia, Catalogo della Mostra, Venezia, 1983, p.65; AA.VV. Da Roma per gioco, Giochi e giocattoli nell’antica Roma, Electa, Milano, 2000, p.12

( 15 ) Persio, Satire, II, 70 a cura di M. Pagliano, Zanichelli, Bologna, 1967; E. Salza Ricotti, Giochi e giocattoli, Quasar, Roma, 1995, p.61 p.54 ss. Bambole di terracotta si regalavano alle bambine quando ancora si trascinavano carponi (reptanti infantile) a fine dicembre, durante le feste dei Saturnali (Macrobio, Saturnali, 1, 11, 1). L’uso di deporre bambole nelle sepolture ha resistito per lungo tempo al declino del paganesimo e bambole sono state trovate anche nelle catacombe cristiane di Roma (Martigny, Dictionnaire des antiquités chrétiennes, s.v. Poupée); J. P. Neraudau, Être enfant à Rome, cit.,p.298.

Domenico Augenti

 

La donna nell'Antica Roma
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