LA
BAMBOLA, UNO STATUS SYMBOL
Il nome di quella donna gli operai l’avevano
appreso una mattina di primavera. Stava scritto sul coperchio di uno
dei due sarcofaghi, venuti fuori, uno accanto all’altro, al quartiere
Prati quel 10 maggio del 1889, durante lo scavo per le fondamenta del
Palazzo di Giustizia di Roma.
Si chiamava Crepereia Tryphaena. Portava lo stesso nomen che compariva
su un’altra tomba vicina, certamente quella di un parente. Un
nome che ci dice della sua provenienza orientale, forse di una sua origine
servile.
Quando i suoi la piangevano lei non aveva ancora vent’anni. Le
avevano fatto indossare tutti i suoi gioielli. Ed è così
che l’hanno trovata dopo quasi due millenni. Quanta gente stupita
e impressionata all’apertura della sua tomba! Quando comparve
aveva ancora sulla fronte la coroncina di mirto, intorno al collo una
collana d’oro e smeraldi, ai due lati del capo erano gli orecchini
di oro e perle, alle dita tre anellini e tra i suoi resti una preziosa
spilla aurea con una grande ametista. (13)
Il suo capo era rivolto verso
la spalla sinistra, quasi a voler maternamente proteggere la sua pupa,
questa bambola, a cui tante volte nella sua immaginazione aveva dato
la pappa, l’aveva messa a nanna, aveva fatto da mamma giocando
con le altre bimbe.
Questa è la bambola più famosa che ci ha consegnato l’antichità.
Ha ispirato al poeta Giovanni Pascoli una splendida poesia in lingua
latina. (14)E’
di avorio con braccia e gambe perfettamente snodabili, grazie ai perni
eburnei a incastro. La splendida acconciatura di età antonina
ci svela che la sua padroncina era vissuta ai tempi di Marco Aurelio,
quando andavano di moda le pettinature dell’imperatrice Faustina.
Al pollice della mano destra la bambola aveva un anellino. Forse quello
che occorreva per aprire il piccolo scrigno, trovato pure nel sepolcro,
che conteneva il corredo in miniatura della bambola: gioiellini d’oro,
due piccoli pettini in avorio e due specchietti.
Con la sua bambola la fanciulla romana esterna quanto di materno c’è
già in lei e comincia a mettere in atto tutto quanto ha appreso
da sua madre. Si separerà da lei solo quando andrà sposa.
Quel giorno la consegnerà agli dei Lari della sua casa o la offrirà
alla divinità preferita. Quello sarà per lei il momento
in cui, cambiando vita, abbandonerà la bambina che è in
sé. (15)
Gli archeologi sanno bene che una bambola trovata in una tomba femminile
denuncia lo stato nubile della defunta. La bambola di Crepereia è
rimasta per sempre in compagnia di una bambina.
NOTE
La bambola, uno status symbol
(
13 )A. Bedini, Mistero di una
fanciulla, Skira, Roma, 1995;L. Pizio Broli Stefanelli, L’Oro
dei Romani, L’Erma di Bretschneider, Roma, 1991, pp.251-252, figg.
186-194.
(
14 ) E. Talamo, A. Mura Sommella
G.Pascoli, Crepereia Tryphaena.Le scoperte archeologiche nell’area
del Palazzo di Giustizia, Catalogo della Mostra, Venezia, 1983, p.65;
AA.VV. Da Roma per gioco, Giochi e giocattoli nell’antica Roma,
Electa, Milano, 2000, p.12
(
15 ) Persio, Satire, II, 70 a
cura di M. Pagliano, Zanichelli, Bologna, 1967; E. Salza Ricotti, Giochi
e giocattoli, Quasar, Roma, 1995, p.61 p.54 ss. Bambole di terracotta
si regalavano alle bambine quando ancora si trascinavano carponi (reptanti
infantile) a fine dicembre, durante le feste dei Saturnali (Macrobio,
Saturnali, 1, 11, 1). L’uso di deporre bambole nelle sepolture
ha resistito per lungo tempo al declino del paganesimo e bambole sono
state trovate anche nelle catacombe cristiane di Roma (Martigny, Dictionnaire
des antiquités chrétiennes, s.v. Poupée); J. P.
Neraudau, Être enfant à Rome, cit.,p.298.
Domenico
Augenti