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Storia >> La donna dell'Antica Roma >> Astragali di Domenico Augenti
   

“…bisogna lanciare in aria i cinque ossicini e riprenderseli sul dorso della mano…”
(Polluce, Onomastikon, IX, 126)

 
 

 

Giocatrici di astragali
Napoli – Museo Archeologico Nazionale


La ragazza ha i capelli strettamente pettinati a melone ed una leggera veste ripresa da una serie di fermagli sulle spalle. Accosciata per terra, guarda con aria pensosa gli astragali appena lanciati e ricaduti davanti a lei. Sta calcolando il punto realizzato.

 

ASTRAGALI

Le ragazze romane raffigurate sul disegno, eseguito sul marmo trovato ad Ercolano, (21) stanno giocando con gli astragali (tali), ossicini degli ovini, articolati tra tibia e perone, usati per gioco come dadi.(22)

L’atteggiamento della fanciulla accosciata sulla destra corrisponde esattamente alla descrizione di uno dei giochi praticati con gli astragali che ci fornisce in epoca romana il retore Pollux, in particolare del gioco dei cinque sassi (pentalitha), come era detto in Grecia.(23)

La fanciulla, dopo aver gettato in aria i cinque astragali, ha rapidamente voltato la mano destra e ne ha raccolto la ricaduta di tre sul dorso, mentre due stanno cadendo a terra, accanto a quelli persi da un tiro precedente. La mano è ancora stesa in avanti con il palmo verso terra e le dita tese ad impedire la caduta degli astragali. La ragazza accovacciata davanti a lei controlla il risultato.

Gli astragali simboleggiano la fanciullezza, in contrapposizione ai dadi che vengono esclusivamente usati nei giochi degli adulti. La posta in palio tra i ragazzi saranno state le consuete noci, ma nei Saturnali, il solo periodo in cui il gioco d’azzardo era lecito, ci si giocava denaro, gioielli, oggetti di toilette e altro. Due personaggi di una commedia di Plauto si giocano reciprocamente il mantello e l’anello d’oro con il sigillo.(24)

 

N O T E
Astragali

(21) Si tratta del monocromo marmoreo di Alessandro Ateniese. Come indicano le iscrizioni tracciate sulla lastra, le giovani sono le mitiche Aglae e Ilaira (Saglio, Dict. des Antiquitées, cit. s.v. Tali, p. 382).

(22) I dadi hanno sei facce, gli astragali solo quattro ( una liscia, una scabra, una concava ed una convessa). Ad ogni faccia era attribuito un valore diverso. Si giocava con quattro astragali. Le combinazioni erano trentacinque, collegate ad altrettante figure propiziatorie. Il colpo più sfortunato (“colpo del cane”) si aveva quando tutti e quattro gli astragali caduti mostravano la medesima faccia con il disegno di Anubis, il dio egizio con il volto di sciacallo. Quello più favorevole invece era detto “di Venere” perché la dea compariva su tutti gli astragali. Saglio, Dict.des Antiquités, cit. s.v. Tali, p. 382 ; E. Salza Ricotti, Giochi e giocattoli, cit., p.78. Cfr. anche Ovidio, Tristia, II,473; Marziale, IV,14 e 66; V, 30 e 84.

(23) Giulio Polluce, Onomastikon, IX, 126; Apollonio Rodio, III, 122.

(24) AA.VV., Da Roma per gioco, cit., p.15. Le grandi quantità di astragali trovate nelle tombe di bambini e giovinetti stanno forse ad indicare una morte prematura, néraudau, Être enfant à Rome, cit p.299; Plauto, Curculio, II, 3, 76 a cura di E. Paratore, Sansoni, Firenze, 1958 p.51

Domenico Augenti

 

La donna nell'Antica Roma
Giocare alle noci <<< altri capitoli >> Educazione e studi

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