ASTRAGALI
Le ragazze romane raffigurate sul disegno, eseguito
sul marmo trovato ad Ercolano, (21) stanno giocando con gli astragali
(tali), ossicini degli ovini, articolati tra tibia e perone, usati per
gioco come dadi.(22)
L’atteggiamento della fanciulla accosciata sulla
destra corrisponde esattamente alla descrizione di uno dei giochi praticati
con gli astragali che ci fornisce in epoca romana il retore Pollux,
in particolare del gioco dei cinque sassi (pentalitha), come era detto
in Grecia.(23)
La fanciulla, dopo aver gettato in aria i cinque astragali,
ha rapidamente voltato la mano destra e ne ha raccolto la ricaduta di
tre sul dorso, mentre due stanno cadendo a terra, accanto a quelli persi
da un tiro precedente. La mano è ancora stesa in avanti con il
palmo verso terra e le dita tese ad impedire la caduta degli astragali.
La ragazza accovacciata davanti a lei controlla il risultato.
Gli astragali simboleggiano la fanciullezza, in contrapposizione
ai dadi che vengono esclusivamente usati nei giochi degli adulti. La
posta in palio tra i ragazzi saranno state le consuete noci, ma nei
Saturnali, il solo periodo in cui il gioco d’azzardo era lecito,
ci si giocava denaro, gioielli, oggetti di toilette e altro. Due personaggi
di una commedia di Plauto si giocano reciprocamente il mantello e l’anello
d’oro con il sigillo.(24)
N O T E
Astragali
(21) Si tratta del monocromo marmoreo di Alessandro Ateniese. Come
indicano le iscrizioni tracciate sulla lastra, le giovani sono le mitiche
Aglae e Ilaira (Saglio, Dict. des Antiquitées, cit. s.v. Tali,
p. 382).
(22) I dadi hanno sei facce, gli astragali solo quattro ( una liscia,
una scabra, una concava ed una convessa). Ad ogni faccia era attribuito
un valore diverso. Si giocava con quattro astragali. Le combinazioni
erano trentacinque, collegate ad altrettante figure propiziatorie. Il
colpo più sfortunato (“colpo del cane”) si aveva
quando tutti e quattro gli astragali caduti mostravano la medesima faccia
con il disegno di Anubis, il dio egizio con il volto di sciacallo. Quello
più favorevole invece era detto “di Venere” perché
la dea compariva su tutti gli astragali. Saglio, Dict.des Antiquités,
cit. s.v. Tali, p. 382 ; E. Salza Ricotti, Giochi e giocattoli, cit.,
p.78. Cfr. anche Ovidio, Tristia, II,473; Marziale, IV,14 e 66; V, 30
e 84.
(23) Giulio Polluce, Onomastikon, IX, 126; Apollonio Rodio, III, 122.
(24) AA.VV., Da Roma per gioco, cit., p.15. Le grandi quantità
di astragali trovate nelle tombe di bambini e giovinetti stanno forse
ad indicare una morte prematura, néraudau, Être enfant
à Rome, cit p.299; Plauto, Curculio, II, 3, 76 a cura di E. Paratore,
Sansoni, Firenze, 1958 p.51
Domenico
Augenti